Il titolo non è un contenitore, come accade spesso nella stesura di un testo comico, ma è un effettivo filo conduttore attraverso il quale viene letta la crisi non solo sul piano politico-economico, ma soprattutto nell’ambito della comunicazione. Con la comicità efficace e misurata che li ha sempre caratterizzati gli autori mettono a fuoco la tendenza italiana a presentare la realtà in modo apparente per ottenere secondi fini. A partire dalla pubblicità fino ad arrivare all’interazione sociale nel mondo del lavoro, c’è sempre una verità nascosta che nessuno ha interesse a fare emergere. Lo spettacolo diventa allora un pretesto per invitare gli spettatori a non fermarsi alla superficie, ma a cercare di capire tutto quello che non viene detto. Uno sportello bancario è l’occasione per parodiare il tema della tracciabilità del denaro in un paese nel quale regna l’evasione fiscale più selvaggia. Un rinnovo di patente denuncia attraverso una comicità irresistibile il comportamento scorretto dell’automobilista siciliano che, in un’altra scena, diventa vittima dell’autovelox. La portineria di uno stabile permette ad un Nanfa portiere di interagire con una serie di condomini molto particolari, interpretati, con grandissima verve da Antonio Pandolfo e da Giuseppe Giambrone, tra i quali non può mancare l’ormai “mitico” Erricuccio interpretato da Pandolfo. Conclude il primo tempo, all’interno di un supermarket il divertente incontro fra tre amici impegnati a fare la spesa, ma preoccupati da ben altri problemi. L’imprevedibile Antonio Pandolfo, in più occasioni, duetta con Nanfa e con il poliedrico Giuseppe Giambrone, e il ritmo, sottolineato dalle musiche originali di Massimo Melodia, è sempre estenuante e coinvolgente.